L’origine della bottiglia in plastica

Le bottiglie in plastica che utilizziamo ogni giorno per consumare le bevande sono in gran parte prodotte in polietilene tereftalato (o PET). Il PET, prima di diventare la bottiglia che ben conosciamo, viene sottoposto a un processo di trasformazione che comprende 4 fasi.

1) La preforma

La preforma somiglia a una provetta, ma in effetti è una bottiglia in miniatura, in cui l’unica parte definitiva è il collo. La preforma si ottiene riscaldando granulati plastici (che possono essere di origine riciclata) a una temperatura di 270°C; questo materiale viene poi miscelato per ottenere una pasta omogenea, che viene poi iniettata in uno stampo diventando una preforma.

2) Il riscaldamento

La preforma recupera la sua plasticità con un riscaldamento a circa 100°C, effettuato con lampade a infrarossi. L’intensità e la ripartizione del calore sono fondamentali per la definizione e l’ottimizzazione delle caratteristiche estetiche e meccaniche della bottiglia finita.

3) Lo stiro-soffiaggio

La preforma calda viene introdotta nello stampo finale, poi viene stirata e soffiata ad alta pressione affinché assuma la sua forma definitiva:

  • un’asta di stiro allunga la preforma e contemporaneamente soffia per gonfiarla come un palloncino,
  • l’aria compressa spinge il materiale contro le pareti dello stampo, per conferire alla bottiglia il volume e la forma definitivi,
  • un processo di sfiatamento permette alla bottiglia di non subire deformazioni una volta tornata alla pressione atmosferica dell’ambiente.

4) Il confezionamento del prodotto

La bottiglia, prima di raggiungere gli scaffali dei punti vendita, viene riempita, tappata, etichettata, riunita in pacchi e palettizata.

Ad eccezione della produzione della preforma, tutte queste operazioni avvengono su un’unica linea di produzione.